Una migrazione WordPress fatta bene segue cinque passi: inventario, copia, prova, redirect, verifica. Se cambi solo hosting e gli indirizzi delle pagine restano identici, l'impatto su Google di solito è minimo. Se cambi dominio o struttura degli URL, servono redirect 301 da ogni vecchio indirizzo al nuovo, da mantenere secondo Google il più a lungo possibile e in genere almeno un anno, più lo strumento Cambio di indirizzo in Search Console. Il punto che si dimentica più spesso non riguarda il sito ma la posta: i record DNS delle email.
- Prima: elenco completo degli URL, backup di file e database, TTL dei DNS abbassato almeno una settimana prima.
- Cambio di solo hosting: copia identica, prova sul nuovo server, poi cambio DNS. Niente redirect.
- Cambio di dominio: mappa vecchio→nuovo URL, redirect 301 lato server, sostituzione degli indirizzi nel database senza rompere i dati serializzati.
- Email: riporta MX, SPF, DKIM e DMARC prima di cambiare i DNS.
- Dopo: controlli a 1, 7 e 30 giorni in Search Console; il vecchio hosting si spegne solo quando il traffico è passato tutto.

Cambio di hosting o cambio di dominio?
Google tratta in modo diverso due situazioni che spesso vengono chiamate entrambe “migrazione”. Capire in quale ti trovi decide metà del lavoro.
| Solo cambio di hosting | Cambio di dominio o di URL | |
|---|---|---|
| Esempio | Stesso sito, stesso dominio, nuovo server o nuovo fornitore | Da vecchionome.it a nuovonome.it, da HTTP a HTTPS, nuova struttura dei permalink |
| Gli URL cambiano? | No | Sì |
| Redirect 301 | Non servono | Indispensabili, da ogni vecchio URL al nuovo |
| Search Console | Monitoraggio | Nuova proprietà, Sitemap, Cambio di indirizzo (solo per cambio di dominio) |
| Rischio SEO | Basso, se il nuovo server è veloce e stabile | Più alto: Google avverte che la visibilità può variare temporaneamente |
Un consiglio pratico: se puoi, non fare due cambi insieme. Cambiare hosting, dominio e tema nello stesso fine settimana rende impossibile capire cosa ha causato un eventuale calo. Meglio spostare prima il sito così com'è e cambiare il resto dopo, quando tutto è stabile.
Prima: inventario, backup e TTL dei DNS
- Fai l'inventario degli URL. Esporta l'elenco di tutte le pagine (dalla Sitemap, da Search Console, da un programma di scansione) e le pagine che ricevono più traffico e link dall'esterno. Google raccomanda di salvare questi elenchi prima di iniziare: serviranno per i redirect e per i controlli.
- Fai un backup completo di file e database, scaricato fuori dal vecchio hosting. Come farlo e verificarlo è spiegato nella guida al backup di WordPress.
- Annota la configurazione DNS attuale: tutti i record della zona, non solo quello del sito. Sono quelli che spesso fanno funzionare la posta, la verifica dei servizi Google o Microsoft, eventuali sottodomini.
- Abbassa il TTL dei record DNS. Il TTL indica per quanto tempo gli altri server tengono in memoria i tuoi record. Google consiglia di ridurlo a un valore molto basso, per esempio poche ore, almeno una settimana prima dello spostamento: così il cambio si propaga in fretta e, se qualcosa va storto, puoi tornare indietro rapidamente.
- Aggiorna WordPress, temi e plugin sul vecchio sito prima di copiarlo, oppure verifica che la versione di PHP del nuovo server sia compatibile con quella attuale: un salto di versione fatto insieme alla migrazione è una fonte classica di errori. Per farlo senza rischi segui la guida su come aggiornare i plugin WordPress in sicurezza.
La copia del sito e la prova sul nuovo server
La copia di un sito WordPress comprende i file (core, wp-content con temi, plugin e caricamenti, il file wp-config.php) e il database. I passaggi principali:
- Copia file e database sul nuovo server e aggiorna in
wp-config.phpi dati di connessione al nuovo database. - Se cambia l'indirizzo del sito, aggiorna i valori
siteurlehomee sostituisci il vecchio indirizzo nei contenuti. Attenzione: la documentazione di WordPress avverte che un “cerca e sostituisci” fatto direttamente sul database può rompere i dati serializzati (temi e widget salvano anche la lunghezza dei testi), e indica strumenti che li gestiscono correttamente, come il comandowp search-replacedi WP-CLI. - Non toccare la colonna GUID degli articoli: secondo la documentazione di WordPress deve restare invariata, perché i lettori di feed la usano per riconoscere gli articoli già letti.
- Prova il sito sul nuovo server prima di cambiare i DNS, per esempio modificando temporaneamente il file hosts del tuo computer: navighi sul nuovo server con il dominio vero, mentre il resto del mondo vede ancora il vecchio.
- Controlla con calma: pagine principali, moduli di contatto (inviano davvero?), carrello e pagamenti se è un e-commerce, area riservata, ricerca interna, immagini, invio delle email di WordPress.
- Attiva il certificato HTTPS sul nuovo server e verifica che non ci siano contenuti misti (immagini o script ancora richiamati in HTTP).
Email e record DNS da non dimenticare
Il sito si sposta in un pomeriggio; le email che smettono di arrivare per tre giorni sono il danno che i clienti ricordano. Succede quando il dominio viene spostato su un nuovo fornitore e la zona DNS viene ricreata da zero, solo con il record del sito.
| Record | A cosa serve | Cosa controllare |
|---|---|---|
| A / AAAA | Indirizzo del server del sito | È l'unico che deve cambiare per spostare il sito |
| MX | Server che riceve la posta del dominio | Deve restare uguale se la posta non cambia fornitore |
| SPF (TXT) | Server autorizzati a inviare posta per il dominio | Va aggiunto il nuovo server se WordPress invia email direttamente |
| DKIM (TXT o CNAME) | Firma dei messaggi in uscita | Va ricopiato identico |
| DMARC (TXT) | Regole per i messaggi che non superano i controlli | Va ricopiato identico |
| Altri TXT e CNAME | Verifiche di Google, Microsoft, servizi esterni, sottodomini | Vanno ricopiati tutti |
Se WordPress invia email (moduli, ordini, recupero password) dal nuovo server, aggiorna il record SPF, altrimenti quei messaggi rischiano di finire nello spam. Come leggere e controllare i record di autenticazione è spiegato da Helpwebnet nelle guide su come verificare il record SPF e su SPF, DKIM e DMARC.
Redirect 301 e Cambio di indirizzo in Search Console
Se gli URL cambiano, i redirect sono ciò che trasferisce a Google (e ai visitatori che arrivano da vecchi link) l'informazione “questa pagina adesso è qui”.
- Uno a uno. Ogni vecchio URL deve puntare al nuovo URL equivalente, seguendo la mappa preparata all'inizio. Mandare tutto alla home page non è un redirect: per Google è una pagina che non esiste più.
- Lato server e permanenti. Google indica redirect lato server di tipo permanente (301 o 308), senza catene: vecchio URL → nuovo URL, non vecchio → intermedio → nuovo.
- Per quanto tempo. Google raccomanda di conservare i redirect il più a lungo possibile, in genere almeno un anno. E consiglia di continuare a rinnovare il vecchio dominio per almeno un anno, perché nessun altro lo registri e lo usi per scopi illeciti.
- Link interni e Sitemap. Aggiorna i link interni perché puntino direttamente ai nuovi URL e invia in Search Console la Sitemap del nuovo sito.
Lo strumento Cambio di indirizzo di Search Console serve solo quando cambia il dominio (o il sottodominio). Per usarlo devi essere proprietario sia della vecchia sia della nuova proprietà, con lo stesso account Google, e i redirect 301 devono essere già attivi: lo strumento li controlla prima di accettare la richiesta. Non va usato per il passaggio da HTTP a HTTPS né per spostamenti di pagine all'interno dello stesso sito: in quei casi bastano redirect e Sitemap aggiornata.
Dopo: controlli a 1, 7 e 30 giorni
| Quando | Cosa controllare |
|---|---|
| Il giorno stesso | Il dominio risponde dal nuovo server; HTTPS valido; moduli e email funzionanti; un campione di vecchi URL reindirizza al nuovo corretto con un solo salto |
| Dopo 1 giorno | Errori 404 e 5xx nei log del server; il vecchio hosting riceve ancora visite (la propagazione DNS non è finita); posta in arrivo regolare |
| Dopo 7 giorni | Search Console: report di indicizzazione e di scansione, Sitemap elaborata, nessun blocco robots o noindex dimenticato; velocità delle pagine |
| Dopo 30 giorni | Confronto di clic e impressioni con il periodo prima; pagine che hanno perso visibilità e relativi redirect; richieste di aggiornamento dei link ai siti che ti linkano di più |
Il vecchio hosting si disattiva solo quando i log mostrano che non riceve più traffico. Google suggerisce proprio di monitorare il traffico su entrambi i server e di spegnere il vecchio quando il passaggio è completo. Riporta poi il TTL dei DNS a un valore normale.
Un nuovo server è anche l'occasione per misurare la velocità: se il sito non è più rapido di prima, la guida su come velocizzare WordPress elenca gli interventi più utili.
Gli errori che costano posizioni
- Il noindex dimenticato: l'impostazione “Scoraggia i motori di ricerca” attiva sul sito di prova e portata in produzione.
- Redirect tutti verso la home invece che pagina per pagina.
- Catene di redirect (HTTP → HTTPS → www → nuovo dominio) cresciute negli anni.
- Cambio di permalink non necessario fatto insieme alla migrazione.
- Immagini e allegati non copiati: le pagine ci sono, ma con le immagini rotte.
- Vecchio dominio lasciato scadere dopo pochi mesi: i redirect spariscono e il dominio può essere registrato da altri.
- Nessun backup sul nuovo server: la protezione che c'era sul vecchio hosting non si trasferisce da sola. Dopo la migrazione va ricontrollata anche la checklist di sicurezza WordPress.
Migrazione gestita da EspertiWP
Se preferisci non occupartene tu, ci occupiamo noi dell'intero percorso: inventario degli URL, copia e prova sul nuovo server, controllo completo della zona DNS e della posta, redirect, Search Console e controlli nelle settimane successive. Il preventivo è su richiesta, dopo aver visto il sito: il lavoro cambia molto tra un sito vetrina che cambia solo hosting e un e-commerce che cambia dominio. Dopo la migrazione, il sito può entrare nel servizio di manutenzione WordPress, con aggiornamenti e backup verificati.
Domande frequenti
Perderò posizioni cambiando hosting?
Se gli URL e i contenuti restano identici e il nuovo server è veloce e stabile, l'impatto di solito è minimo. I rischi aumentano se insieme all'hosting cambi dominio, permalink o tema.
Quanto devono durare i redirect 301?
Google raccomanda di mantenerli il più a lungo possibile, in genere almeno un anno, e di continuare a rinnovare il vecchio dominio per almeno un anno.
Le email smetteranno di funzionare?
Possono, se spostando il dominio la zona DNS viene ricreata senza i record MX, SPF, DKIM e DMARC. Prima di cambiare i DNS ricopia tutti i record esistenti, non solo quello del sito.
Devo usare lo strumento Cambio di indirizzo di Search Console?
Solo se cambi dominio o sottodominio, dopo aver attivato i redirect 301. Non serve per il passaggio da HTTP a HTTPS né per spostare pagine all'interno dello stesso sito.
Quando posso disattivare il vecchio hosting?
Quando i log mostrano che non riceve più traffico, cioè quando la propagazione dei DNS è completa. Prima di spegnerlo conserva un backup completo del vecchio sito.
Devi spostare il tuo sito WordPress?
Organizziamo la migrazione con inventario degli URL, prova sul nuovo server, controllo di DNS ed email, redirect e verifiche in Search Console. Preventivo su richiesta: scrivici a espertiwp@helpwebnet.com o chiamaci al 081 1818 7878.
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